Guida all’acquisto del brillante solitario: le quattro C

Carati, clarity (purezza, in inglese), colore, cut (taglio, in inglese): sono codici internazionali con cui vengono descritte le caratteristiche dei diamanti. Da essi dipende il prezzo della pietra, quindi è importante conoscerne il significato.

 

CARATI. E’ l’unità di misura delle pietre preziose. Un carato (0,200 grammi) equivale a 100 punti, perciò una gemma di 0,40 carati può essere anche definita “un 40 punti”. Il prezzo del diamante viene espresso a carato ma, attenzione, non aumenta in maniera matematica, ma in base alle fasce di prezzo stabilite da un listino internazionale.

 

Per fare un esempio, tra una pietra da 0,48 ct e una da 0,49 ct della medesima qualità, la differenza di prezzo è di poche decine di euro perché appartengono alla stessa fascia commerciale. Superato lo scalino del mezzo carato, una gemma simile, ma da 0,50 ct, può costare fino a due mila euro in più perché appartiene alla fascia di prezzo superiore. Lo stesso vale per lo scalino da 0,99 a 1 carato: a parità di qualità, un brillante da un carato può costare anche il doppio di uno da 0,99 ct (e la differenza non si vede a occhio).

 

 

 

Foto: scala dei carati per i brillanti

 

CLARITY. Il termine indica la purezza e si riferisce alla presenza di minutissime imperfezioni (raramente visibili a occhio nudo) che possono sminuire la trasparenza del brillante. Più è puro il diamante, più vale. Esiste una classificazione internazionale della purezza che parte dalla categoria FL-IF (massima purezza) cui seguono VVS1 - VVS2 (altissimo grado di purezza), VS1 – VS2 (grado di purezza medio), SI1 – SI2 (grado di purezza basso).

 

Nell’acquisto di un brillante la purezza è importantissima: per un gioiello di ottima qualità non si dovrebbe scendere al di sotto del grado VS1 – VS2, a costo di sacrificare qualche punto di carato per rientrare nel budget.

 

COLORE. Più è incolore, più il diamante è pregiato e costoso. Anche se sembrano tutti meravigliosamente bianchi e “brillanti”, ogni gemma ha un colore identificato da una lettera dell’alfabeto, in base alla scala internazionale del colore. Si parte dalla D, cui appartengono i diamanti bianchissimi (e rarissimi) per finire con la Z (pietra gialla). Di solito le colorazioni più diffuse per anelli e gioielleria sono F (bianco extra superiore), G (bianco extra) e H (bianco). Per acquistare una buona pietra meglio non andare oltre la lettera H.

 

 

 

Foto: scala dei colori

 

CUT. Prima di tutto non va confuso il taglio con la forma (a brillante, ovale, smeraldo ecc). Il taglio si riferisce alle proporzioni e alla simmetria con cui la pietra è stata tagliata e alla lucidatura. Il taglio perfetto è quello che assicura la massima “brillantezza” al diamante e nella scala dei valori è indicato come very good, seguono good e poor.

 

A occhio è pressoché impossibile valutare il taglio, una buona regola comunque è guardare la pietra dall’alto: la tavola, cioè la parte piatta superiore deve apparire bianca.

 

La quinta C: CERTIFICAZIONE

Dato il numero di variabili che possono influenzare il valore di un brillante, è quasi impossibile stabilire un prezzo univoco a carato. Ecco perché, a meno che abbiate un gioielliere di fiducia, conviene sempre acquistare gioielli con diamanti garantiti da certificazioni di istituti gemmologici indipendenti e accreditati internazionalmente come il GIA di New York, l’IGI e  l’HRD di Anversa (Belgio).

 

Nel documento sono specificati caratura, purezza, colore e taglio della pietra, perciò l’anello acquista un valore oggettivo che sarà sempre valido e inconfutabile. La certificazione ha un costo (a partire da circa 180 euro in base all’ente scelto e alla caratura), ma vale sempre la pena comprare un brillante più piccolo con certificazione che uno poco più grande senza garanzie.