Riflessioni sul matrimonio: perché ti sposi?

La domanda non è quando, dove o come, ma perché. “Ci sposiamo perché ci amiamo” è forse la risposta che darebbero tutte le coppie. Ma è così semplice? Scopriamolo insieme.

Per chi sceglie di sposarsi con rito religioso, il corso di preparazione alle nozze è spesso l’occasione per qualche riflessione più profonda. Ma anche chi preferisce il rito civile dovrebbe trovare il tempo per interrogarsi sul grande passo che sta per compiere.

Sposarsi – in chiesa, in municipio o su un’isola tropicale – significa legare la propria vita ed il proprio futuro a quelli di un’altra persona, più o meno indissolubilmente. Ma come si fa a garantire per se stessi per gli anni a venire, o come si diceva una volta “finché morte non ci separi”?

Il dubbio è lecito e i dati lo confermano: nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si contavano 158 separazioni e 80 divorzi, ma nel 2011 si arrivava già a 311 separazioni e 182 divorzi ogni 1000 matrimoni (dati Istat).

 

 

Qualcuno si è divertito anche a cronometrare la tendenza: secondo il sito IncontriExtraConiugali – non esattamente super partes - In Italia ogni tre minuti e mezzo un matrimonio va in frantumi.

La morale cristiana offre un punto di vista utile a tutti i futuri sposi, indipendentemente dalla loro fede e dal rito che hanno scelto: credere nel matrimonio significa mettere una base essenziale perché possa durare per sempre. Nessuno di noi può sapere cosa accadrà e nemmeno che persona sarà tra 5, 10 o 20 anni; però due persone che si amano possono promettersi che faranno di tutto per proteggere e coltivare la loro unione.